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Come comportarsi con la nebbia in montagna

Alex Barattin del Soccorso Alpino e Speleologico Veneto, in questa intervista, ci spiegherà come muoverci nella nebbia in montagna e cosa fare in caso si perda l’orientamento

Scritto il
da Luca Tessore

Ritrovarsi nella nebbia in montagna è una possibilità tutt’altro che remota, complice il fatto che sopra una certa quota questo fenomeno atmosferico può verificarsi in ogni stagione a differenza che in pianura che è solitamente una condizione tipica della stagione autunno-inverno. Purtroppo, in montagna, anche d’estate possiamo partire con un bel sole e ritrovarci improvvisamente in un banco di nebbia e non vedere letteralmente ad un palmo della nostra mano.

Per capire quali sono le strategie giuste da adottare in caso la nebbia in alta montagna ci sorprenda, abbiamo fatto qualche domanda ad Alex Barattin, delegato del Soccorso Alpino e Speleologico della zona Dolomiti Bellunesi.

Alex Barattin soccorso alpino
Alex Barattin

Intervista

Ciao Alex, innanzitutto come si forma la nebbia in alta montagna?

“La nebbia in alta montagna può arrivare anche molto all’improvviso e senza che tu possa prevederla. Quella che sorprende alpinisti o escursionisti si verifica quando una massa di aria umida risale il pendio, e per via della quota, diminuisce di temperatura così da condensare e formare piccolissime goccioline che riesci quasi a sentirle sulla pelle. In questo caso, non si parla più di nebbia, ma di nuvole di condensazione. E qui scattano i problemi principali legati alla scarsa visibilità in alta montagna.”

nebbia in alta montagna
Foto di Lili Kovac su Unsplash

C’è un sistema per capire se la nebbia si diraderà da lì a poco?

“Quando ci si prepara per un’escursione è importante controllare il bollettino meteo al mattino; in questo modo avrai una panoramica di quello che dovrebbe accadere nell’arco della giornata. Se le nuvole di condensazione ti sorprendono, ma danno miglioramenti durante la giornata allora con una buona probabilità queste si diraderanno. Un altro modo per valutare l’andamento delle condizioni di visibilità, è aver valutato le previsioni meteo con particolare attenzione all’andamento dei venti a bassa e media quota. Se c’è movimento d’aria difficilmente la nebbia stazionerà tutto il giorno e molto probabilmente è questione di ore perché ritorni la visibilità.

Anche le differenti nuvole possono dirci molto e darci una buona previsione della giornata: per esempio, se notiamo in quota nubi lenticolari non dobbiamo preoccuparci più di tanto, queste si formano quando c’è una buona azione del vento in quota. Tuttavia, queste potrebbero creare problemi alla navigazione aerea per velivoli leggeri, parapendio, deltaplano ecc.; i movimenti dell’aria ascendenti e discendenti potrebbero dare origine a questo tipo di nuvola. Le nubi lenticolari possono protrarsi e stazionare sulla vetta delle montagne anche per molto tempo, tutto sta nel prevenire e non forzare la mano entrando nella nube.

Altro esempio le nuvole di tipo nembostrato, in particolare, in assenza di movimento d’aria possono permanere per molte ore.  Possono invece durare molto meno tempo le nubi cumuliformi: Stratocumuli, Cumuli e Cumulonembi.

nubi lenticolari
Nubi lenticolari_Foto di Marc Thunis su Unsplash

La peggiore delle situazioni è ritrovarsi in condizioni di scarsa visibilità, in un posto che non si conosce senza mappa né GPS. Quali sono i problemi a cui possiamo andare incontro?

“La perdita d’orientamento è proprio uno dei problemi maggiori in montagna. Nel giro di pochissimo non si hanno più punti di riferimento. Il rischio è quello di muoversi lungo sentieramenti (n.d.A. percorsi tracciati da animali) e ritrovarsi su pendii pericolosi o andare in direzione di salti di roccia. Potreste ritrovarvi nella situazione di non riuscire più a proseguire e nemmeno a tornare indietro: per questo dovete avanzare con calma mantenendo sempre la lucidità.”

nebbia in alta montagna
Muoversi lentamente per evitare di ritrovarsi in aree pericolose come pendii scivolosi o salti di roccia_Foto di Luc Tribolet su Unsplash

Premettendo che la soluzione migliore a questa situazione è evitarla con lo studio del luogo e partire con tutto il necessario, cosa è consigliato fare?

“Se non si ha l’occorrente per orientarsi, dobbiamo cercare di restare su sentiero seguendo i bollini o gli omini, e non farsi tentare dal seguire la verticale; soltanto in questo modo si può tornare a casa. Nel caso ci si accorge di aver perso questi riferimenti si dovrà immediatamente tornare indietro per ritrovare il sentiero e non cercare a tutti costi di proseguire nella direzione che si aveva preso.

In ogni caso, è sempre buona regola portare con sé oltre al telefonino e il GPS anche una cartografia della zona. Questa non si scarica e non ha problemi di connessione.”

Foto di Robinson Pross su Unsplash

Il panico può giocare brutti scherzi quando siamo in condizioni di scarsa visibilità o peggio ancora quando siamo colti da una tormenta, quali sono le mosse giuste per tornare a casa sani e salvi?

“L’esperienza, in questo caso, vi sarà d’aiuto per valutare se rimanere fermi e attendere che migliori la visibilità o proseguire. Se non si è sicuri di ciò che si sta facendo il consiglio è quello di non forzare la mano e indossare un guscio impermeabile o una mantellina termica. Il mio consiglio è quello di portare nello zaino anche una semplice candela: accendetela e mettetevi a capannina sotto il telo termico con la candela in mano, in questo modo dovreste riuscire ad affrontare un’intera notte all’addiaccio. Ma la regola più importante è MAI dividersi dal gruppo: restare tutti insieme in questi casi fa la differenza tra sopravvivere o avere la peggio.

La forza del gruppo, in situazioni critiche come quando ci si ritrova in mezzo ad una tormenta in alta montagna, risiede proprio nell’unire e sfruttare le competenze di ognuno. Tutti insieme affronterete meglio la situazione evitando anche il panico!”

nebbia in alta montagna
Restare in gruppo è fondamentale per non perdere lucidità e tornare a casa_Foto di Ali Inay su Unsplash

Quando è consigliato fermarsi e chiamare i soccorsi?

“Se si è perso completamente l’orientamento è meglio fermarsi anche soltanto per un’ora. Molte volte il tempo migliora in fretta. Se non dovesse accadere è consigliato attivarsi per chiamare i soccorsi. Può tornare molto utile l’app GeoResQ grazie alla quale si può chiedere aiuto direttamente a noi del soccorso alpino. L’app in presenza di copertura di rete ci permette di geolocalizzarvi, così da guidarvi in tempo reale per il rientro. Può capitare che non vi sia segnale, allora potremo individuarvi soltanto se prima di partire avrete attivato l’app la quale registrerà il percorso fatto e ci sarà più facile individuare la vostra posizione anche in assenza di copertura di rete.”

chiamata via radio
Foto di Dmitriy Suponnikov su Unsplash

Se ci stanno cercando cosa possiamo fare per favorire i soccorsi?

“Se si ha un fischietto utilizzatelo! Non urlate, perché per quanto si gridi forte il suono di un fischietto arriverà sempre più lontano senza farvi affaticare, rischiando anche di rimanere senza voce.”

La cultura del fast and light che tutti noi stiamo imparando ad apprezzare in questi ultimi anni, non deve farci dimenticare cosa non può mancare in uno zaino quando usciamo in montagna. A conti fatti una mantellina termica, una candela, un accendino/fiammiferi in una custodia ermetica, una cartina e una bussola, aggiungono sulle nostre spalle circa 300 g. Pochi etti che in situazioni critiche faranno la differenza.


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