Quando acquistiamo un capo sportivo circa un terzo di noi si sofferma sugli standard ecologici prima di comprarlo (European Fashion Report 2021). Così, chi è attento alla sua impronta ecologica inizia a spulciare etichette come fossero vecchi elenchi del telefono, per trovare la prova che quel capo tutto sommato è sostenibile. Il più delle volte troviamo il caro e vecchio amico “tessuto riciclato”, ma a quel punto si sta acquistando davvero un capo sostenibile?

Cosa significa DAVVERO capo sostenibile
Un capo d’abbigliamento è sostenibile quando utilizza materiali ecologici come fibre naturali certificate (es. GOTS) e certe categorie di tessuti riciclati (vedremo tra poco quali). Gli stessi capi devono essere progettati per durare nel tempo ed essere a loro volta facilmente riparabili e riciclabili. Non ultimo, la loro produzione deve rispettare i lavoratori con salari equi e osservare i diritti umani.
Tessuti riciclati cosa non funziona
Ci hanno insegnato che l’industria del riciclo è amica dell’ambiente e il concetto che un prodotto riciclato sia sostenibile è entrato in tutti noi. Questo le aziende lo sanno, e per accaparrarsi quel 30% di consumatori, hanno iniziato ad inserire nei prodotti d’abbigliamento e calzature tessuti e materiali riciclati. Una pratica che spesso si è dimostrata puramente di greenwashing piuttosto che una volontà a risolvere un problema ambientale concreto (La strategia green della moda sta peggiorando l’inquinamento da microplastiche – studio).

Il riciclo, in alcuni casi, è davvero positivo per la salute del pianeta, ma nel caso dei tessuti le cose si complicano. Infatti, è vero che la produzione di un tessuto riciclato riduce il consumo di:
- risorse idriche;
- materie prime;
- energia.
Ma nello stesso tempo un tessuto riciclato:
- rilascia nell’ambiente una quantità di microplastiche superiore (e più piccole) di un tessuto non riciclato: il riciclo meccanico rende le fibre più corte e fragili con la tendenza a disperdersi più facilmente;
- lo troviamo spesso, in percentuali più o meno alte, associato a tessuti vergini (naturali o sintetici) complicando/compromettendo il riciclo del prodotto finale;
- interrompe la circolarità del riciclo (come quello delle bottiglie in rPET);
- determina una maggior difficoltà nel controllare sostanze tossiche residue;
- richiede comunque processi per estrarre le fibre e sbiancarle che consumano risorse e producono inquinanti.

L’UE contro l’ecologismo di facciata
Come abbiamo visto un tessuto riciclato non è sinonimo di tessuto eco-compatibile e sostenibile. In aiuto ai consumatori ci ha pensato l’Unione Europea con la Direttiva UE 2024/825 che, dal 27 settembre 2026, obbligherà le aziende ad utilizzare affermazioni promozionali legate alla sostenibilità o all’impatto ecologico soltanto se il prodotto sarà certificato da organismi terzi indipendenti. Così, un capo in poliestere riciclato non potrà più essere pubblicizzato come sostenibile e amico dell’ambiente, ma troveremo quale impatto è stato ridotto e quale invece rimane significativo (ma ne parleremo in un prossimo articolo).

Tessuti riciclati quali scegliere
Come abbiamo visto in generale un tessuto riciclato fa risparmiare acqua, materie prime ed energia, ma non tutti i tessuti riciclati sono davvero sostenibili; infatti, alcuni possono peggiorare diversi aspetti ambientali. Per questo è importante dare una classifica del grado di sostenibilità:
- La lana (cashmere incluso) vince su tutti i tessuti riciclati in quanto gli scarti di lavorazione o i vecchi capi possono essere cardati meccanicamente per recuperare le fibre e fare nuovi filati. Non serve ritinteggiarla nella maggior parte dei casi, risparmiando acqua e prodotti chimici;
- Il cotone fa risparmiare molta acqua e azzera l’uso di pesticidi necessari per la coltivazione di cotone vergine. Tuttavia, il più delle volte per garantire un certo standard di resistenza e qualità si mischia con altri tessuti con le conseguenze viste sopra;
- Il nylon è probabilmente il tessuto riciclato che richiede un impatto maggiore. Dai prodotti chimici necessari al recupero delle fibre fino al loro sbiancamento. Inoltre, spesso deve essere miscelato con altro nylon vergine per garantire prestazioni e durabilità.

In sostanza, tra i capi riciclati quelli con 100% di lana riciclata sono i più sostenibili, mentre quelli con nylon riciclato quelli meno sostenibili.
Cosa possiamo fare
Noi consumatori abbiamo il coltello dalla parte del manico. Una volta informati sta a noi scegliere cosa e quando comprare un prodotto. Con la nuova direttiva europea sarà più semplice non cadere nelle trappole pubblicitarie. I tessuti e i materiali riciclati dovranno avere parametri informativi precisi e, se tutto funzionerà non potranno più essere utilizzati come cavallo di Troia per entrare nel circuito dei prodotti sostenibili senza esserlo davvero. In ogni caso il mantra più sostenibile da seguire è “Riutilizzare, riparare e recuperare” (Come riparare le scarpe da trail).

La prossima volta che sei indeciso se acquistare un capo d’abbigliamento o una calzatura chiediti:
“mi serve davvero o mi hanno illuso che mi serva?”.



