Mai sentito parlare di pilota automatico? Non soltanto aerei o macchine possono entrare in questa modalità. In caso di incidente, è fondamentale aver eseguito un buon numero di esercitazioni per la ricerca dei travolti in valanga. Soltanto così il nostro “pilota automatico” può entrare in azione e tenere a bada errori causati da stress e panico.

Cosa ci succede sotto stress
Quando ci troviamo difronte ad una situazione d’emergenza, la nostra mente inizia a funzionare diversamente. Una reazione del nostro cervello per fronteggiare il pericolo con tutta l’energia possibile per quella che viene definita in gergo “lotta o fuggi”. Il corpo si innonda di cortisolo e adrenalina, il pensiero razionale viene meno e si entra in una modalità più istintiva e rapida. In poche parole, se la tua mente non ha ben presente i vari passaggi di una ricerca in valanga, difficilmente potrai fare affidamento su razionalità e ragionamento.
Come ti potrai sentire:
- attenzione focalizzata: la vista periferica così come la percezione di suoni potrebbe essere limitata. Una reazione del nostro cervello per focalizzare l’attenzione sul pericolo che però può essere controproducente nel soccorso in valanga, dove vista e udito cooperano insieme all’ARTVA per individuare il sepolto. Se sei in gruppo è importante che un leader coordini il soccorso per ottimizzare i tempi;
- tempo alterato: sappiamo bene che 15 minuti sono il tempo necessario per avere ottime possibilità di estrarre vivi i compagni. Non farti prendere dal panico, controlla l’ora e inizia il soccorso. In situazioni di stress i minuti potranno sembrare ore e viceversa. Un riferimento reale ti aiuterà a tenere sotto controllo il tempo;
- risposta fisica: inevitabilmente i battiti aumenteranno, così come la respirazione e il tono muscolare. Una reazione normale per preparare il corpo alla “lotta o fuga”. Aiutati con respiri profondi per gestire la tensione.
Potrai controllare tutto questo soltanto esercitandoti costantemente.

Esercitarsi almeno una volta al mese durante la stagione è fondamentale
I campi ARTVA ci permettono di simulare un soccorso dei compagni travolti da una valanga. Per stimolare la curiosità e soprattutto per rendere più reali le condizioni di ricerca, è fondamentale cambiare scenario. Se siete alle prime armi, trovate una zona pianeggiante innevata, in questo modo vi concentrerete maggiormente sulla strumentazione e l’uso corretto di pala e sonda. Una volta che avrete preso dimestichezza aumentata la difficoltà.

Scenari diversi per limitare gli imprevisti
Cercate un pendio sicuro, magari in mezzo al bosco, con ostacoli e irregolarità nel manto nevoso. Seppellite più dispositivi, a profondità diverse. E simulate la ricerca di gruppo con quella singola.
Lo step successivo ideale sarebbe trovare una vecchia zona di accumulo di una valanga, assicurandovi che il manto sia ormai stabile in tutta l’area circostante. Allenatevi a fare la ricerca e lo scavo nella zona di accumulo. Vi accorgerete subito di quanto sia più complicato avanzare e scavare nella neve compattata di una valanga: una pala adeguata fa la differenza, diminuendo molto affaticamento e tempi di scavo (ne abbiamo parlato QUI).

Cronometro alla mano: solo così sapete quanto siete bravi
Durante le esercitazioni è fondamentale capire i tempi di disseppellimento. In questo modo avrete un’idea di quanto dovrete migliorarvi per fare soccorsi sempre più veloci ed efficienti. Ricordatevi che la fase di ricerca con ARTVA deve essere la più rapida (3-4 min.). La più dispendiosa in termini di energia e tempo è proprio quella di scavo (10 min. per avere il massimo delle possibilità di estrarre vivi i compagni).
Se il sepolto è a 70-80 cm di profondità e siete soli a scavare, dovrete spostare 1,5-2 m³ di materiale, ci vorrà almeno mezz’ora (le chance scendono al 50%). Questo la dice lunga sul perché è importante muoversi in gruppi di 3-4 persone (gruppi più numerosi diventano nuovamente svantaggiosi).

Conclusione: più esercitazioni = più veloci ed efficienti
Durante la stagione è fondamentale per il gruppo fare almeno 4 esercitazioni con ARTVA, pala e sonda. Tutti devono saper utilizzare al meglio il proprio kit APS, e la costanza è l’unica via per contrastare gli effetti negativi dello stress durante un soccorso in valanga. Ricordati che non saper utilizzare il proprio kit APS è un atto di imperizia (incapacità tecnica) e in caso di incidente affidarsi ai soccorsi organizzati non è una soluzione. Il 74% dei sopravvissuti a un incidente in valanga è stato estratto dai compagni.
Per scoprire di più sulle esercitazioni con ARTVA, pala e sonda leggi i consigli della Guida Alpina Uberto Piloni QUI
